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Green computing: cos’è, a cosa serve e come si applica

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Costruire dispositivi elettronici e metterli in rete ha un notevole impatto sul riscaldamento globale, sul consumo di risorse non rinnovabili e sulla produzione di rifiuti, anche tossici. Il green computing è la risposta, e mira a costruire un’informatica ecosostenibile attraverso nuove tecnologie e buone pratiche.

Scopri cos’è, perché è importante e come si applica in tutte le fasi della vita di computer, smartphone e apparecchi digitali in genere:

Cos’è il green computing?

Il green computing o informatica verde è l’uso sostenibile delle apparecchiature informatiche, da quelle più piccole che possiamo tenere in mano sino ai server e alle infrastrutture dei più grandi datacenter. Con green computing o green IT, si intende anche la ricerca finalizzata alla riduzione dell’impatto ambientale dei dispositivi elettronici: computer personali e server, scanner, stampanti, smartphone e periferiche esterne.

Si inizia a parlare di green computing nel 1992, quando l’Agenzia per la Protezione dell’ambiente degli USA lancia Energy Star, il programma per la certificazione volontaria dell’efficienza energetica di monitor e altri apparecchi. È così che nasce la modalità risparmio energetico, oggi presente nella maggior parte degli apparecchi.

Per rendere l’informatica ecosostenibile, occorre considerare tutto il ciclo di vita delle apparecchiature e ridurre al minimo il loro impatto ambientale in tutte le fasi del loro ciclo di vita:

  • Progettazione
  • Produzione 
  • Uso
  • Dismissione

A cosa serve il green computing? 

Il green computing serve a limitare i danni ambientali provocati dall’industria elettronica e dal settore IT, e a studiare nuove tecnologie e pratiche per un’informatica a impatto zero.

Infatti Internet rischia di diventare uno dei settori più inquinanti, ma è soprattutto la produzione dei dispositivi elettronici ad aggravare la crisi climatica ed ecologica con l’uso di materie prime tossiche e lavorazioni complesse che richiedono molta energia e molta acqua. Per realizzare un microchip ci vogliono mesi, durante i quali una lunga serie di tagli e rifiniture genera scarti notevoli rispetto alla dimensione del prodotto finito.

Con le tecnologie attuali, la produzione di un solo computer comporta l’emissione di 227-270 chili di anidride carbonica. Anche il consumo d’acqua e la quantità di scarti di lavorazione dell’industria elettronica sono notevoli: secondo il Guardian, nei primi tre mesi del 2021 lo stabilimento Intel di Ocotillo aveva già prodotto 15mila tonnellate di rifiuti, di cui il 60% pericolosi, e consumato più di 4 milioni di litri d’acqua e 561mila chilowattora di elettricità.

La situazione è aggravata dalla velocità con cui le apparecchiature diventano obsolete, dalla crescente richiesta di oggetti elettronici, e dalla difficoltà di smaltimento dei componenti. Inoltre, la percentuale di rifiuti elettronici differenziati è molto bassa – intorno al 14% in Europa – segno che buona parte di essi finisce direttamente in discarica.

Anche usare i dispositivi comporta un consumo globale di energia elettrica importante, specie se si trasferiscono dati in rete. Per quanto il singolo utente possa consumare poco, i miliardi di apparecchi connessi arrivano ad emettere la stessa quantità di CO2 di piccoli Paesi. Per questo il green cloud è fondamentale nella lotta ai cambiamenti climatici. 

Non è solo un problema di inquinamento, ma anche di disponibilità energetica: se il fabbisogno energetico continua a crescere a questo ritmo si rischia di non riuscire più a soddisfarlo, non con le sole fonti rinnovabili.

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Progettazione ecosostenibile dei dispositivi elettronici

Green computing significa prima di tutto progettare oggetti elettronici altamente efficienti e durevoli, facili da aggiornare e potenziare, in gran parte riciclabili e privi di sostanze tossiche.

Riciclando i materiali, si sfrutta meglio l’energia impiegata per estrarli e trasformarli, si evita di aggravare la crisi ambientale con ulteriori rifiuti e si risparmiano emissioni di gas climalteranti. Risultati ancora migliori si ottengono ri-usando i dispositivi o loro parti, cioè destinandoli a un nuovo uso per conservare anche l’energia impiegata nelle lavorazioni. 

I dispositivi vanno quindi pensati in funzione dell’economia circolare. I singoli pezzi dovrebbero poter essere riutilizzati e i materiali riciclati, in modo che niente finisca in discarica. Per avvicinarsi a questo obiettivo ideale è necessario studiare oggetti semplici, privi di parti non funzionali, e scegliere materiali riciclabili o biodegradabili, oppure riciclati.

Poiché la vita degli oggetti elettronici dipende molto dalla possibilità di riparare o rimpiazzare singole parti, un corretto design prevede componenti ispezionabili, separabili ed eventualmente sostituibili. In questo modo non sarà necessario gettar via l’intero apparecchio in caso di guasti o necessità di adeguamento tecnologico.

Sul fronte dell’energia necessaria a far funzionare gli apparecchi, oggi si lavora per realizzare CPU ad efficienza energetica crescente, perché pc, server, stampanti, smartphone consumino il meno possibile. 

Ovviamente il green computing prevede anche di escludere o limitare al massimo i componenti che contengono sostanze nocive per l’ambiente e per le persone impiegate nei processi estrattivi e produttivi.

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Produzione ecosostenibile dei dispositivi elettronici

Dell’energia consumata da un computer durante l’intero ciclo di vita più del 70% è spesa in fase di produzione. Di questa, quella necessaria a estrarre e trasformare le materie prime usate corrisponde solo al 10%. 

Sono i processori, e in particolare i chip, a contribuire maggiormente all’impronta ecologica, soprattutto perché parte dell’elettricità utilizzata è ancora ottenuta da fonti fossili. Ma questi componenti non sono responsabili solo della gran parte delle emissioni di gas serra: la loro realizzazione richiede un’enorme quantità d’acqua e l’impiego di sostanze tossiche.

È evidente che per ridurre l’impatto dell’informatica sull’emissione di CO2 e il riscaldamento globale è fondamentale realizzare e assemblare i componenti elettronici in modo più ecosostenibile. 

Gli impianti di produzione devono essere energeticamente efficienti e alimentati con fonti rinnovabili. Ma vista la complessità delle lavorazioni – 3-4 mesi per produrre un chip –, questo potrebbe non essere abbastanza. Un grande passo avanti si potrebbe fare introducendo nuove tecnologie che riducano sensibilmente il fabbisogno idrico ed elettrico, e gli scarti. 

Per esempio, buona parte del silicio presente nei microchip è pressoché inutilizzato – il cosiddetto dark silicon –, tuttavia non è stato trovato ancora un modo per impiegarne meno senza penalizzare le prestazioni dei semiconduttori.

La ricerca nel campo del green computing va avanti. Nel frattempo, il crescente interesse verso le questioni ambientali sta spingendo diverse aziende IT a lavorare sull’ecosostenibilità dei processi e dei prodotti.

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Uso ecocompatibile degli apparecchi informatici

Visto il ritmo a cui aumenta la quantità di dispositivi elettronici usati quotidianamente – accelerato dall’avvento del 5G – e il loro impatto ambientale complessivo, è importante abituarsi ad usare ogni singolo apparecchio in modo eco-consapevole.

Uno studio del 2015 stimava che solo il 10% dell’energia impiegata dai pc fosse destinata al calcolo: il resto serviva semplicemente a tenerli accesi quando erano inutilizzati. Mettere in stand by o spegnere computer, stampanti e scanner quando non ci si lavora è un primo passo per restringere la propria impronta ecologica “digitale”. Un altro passo potrebbe essere quello di scegliere dispositivi progettati secondo i principi del green computing.

Oggi i consumi energetici dell’informatica si riducono anche grazie a nuove tecnologie che ottimizzano lo sfruttamento dell’hardware, come:

  • La virtualizzazione dei server, che permette di far girare più macchine virtuali su un unico server e quindi tenere in funzione un minor numero di apparecchiature.
  • Algoritmi che gestiscono accensione e spegnimento dei server a seconda del carico di lavoro da gestire, facendo in modo che pochi di essi lavorino al massimo delle proprie capacità e tutti gli altri restino spenti.

D’altra parte un uso intelligente dell’informatica può contribuire alla riduzione dei consumi energetici. È il caso della digitalizzazione di servizi fino a poco tempo fa analogici, come le segreterie telefoniche. Di sensori che in vari settori permettono di calibrare il funzionamento delle macchine in base alle condizioni ambientali. Del cloud, che offre spazi per l’archiviazione e il backup più ecosostenibili rispetto alle soluzioni basate su hard disk locali, così come la possibilità di accedere online a servizi che un tempo richiedevano lo spostamento di persone e oggetti.

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Come mettere in pratica il green computing in azienda?

Ecco alcuni modi per implementare il green computing in azienda (e fuori):
  • Adottare un servizio cloud ecosostenibile per lo storage dei dati e il backup.
  • Scegliere apparecchiature efficienti, certificate, ad esempio con marchio Energy Star. 
  • Scegliere dispositivi di qualità, che possano durare a lungo.
  • Riparare o adattare i dispositivi non funzionanti o poco performanti.
  • Quando arriva il momento di dismettere le apparecchiature, fare in modo che vengano riutilizzate. Ci sono organizzazioni che possono occuparsene al posto vostro.
  • Quando si va in pausa, mettere i computer in stand by o ibernazione. Spegnerli quando si smette di lavorare.
  • I portatili e i tablet consumano meno dei computer fissi, prendere in considerazione la possibilità di usarli
  • Sfruttare il digitale per evitare emissioni inquinanti, ad esempio: lavorare da remoto e incontrarsi in videoconferenza per evitare spostamenti, non stampare se non è indispensabile per risparmiare carta.
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